"Per me il cinese è arabo". Guido Penzo©
FIGURINE
4 Michael Jackson

Grande attesa per i funerali di Michael Jackson.
Solo 11 mila i biglietti che saranno venduti per assistere all'evento. Gli organizzatori precisano però che l'artista, al termine della manifestazione, non rilascerà autografi.
FIGURINE
3 Kim Jong-il

La Corea del Nord lancia due missili a corto raggio.
Panico tra gli abitanti della Corea del Nord.
Quella volta che, per un punto, Marktino diventò Martino.
Ai piedi del podio.
"Tutti maiali, esclusi i presenti!"
FIGURINE
2 Bernard Madoff

150 anni a Madoff.
Grazie al suo avvocato è riuscito ad evitare l'ergastolo!
AUTOSTIMA
"Oggi mi ha visto la Madonna" (Guido Penzo©)
FIGURINE
1 Niccolò Ghedini

In una traccia dell'esame di maturità erano allegate 13 foto.
L'avvocato Ghedini ne ha chiesto l'immediato sequestro.
Quella volta che Esopo non riuscì a scrivere la favola sulla politica.
Gli animali c’erano tutti: c’era la rana dalla bocca grande e il seno rifatto,

Una mia Battuta della settimana
"Ho bevuto un'acqua gasata, ma così gasata, che si credeva champagne" (Guido Penzo)
IRAN: LA SOLUZIONE FINALE
Per evitare manifestazioni di piazza, Ahmadinejad ha dato ordine di rimuovere tutte le piazze di Teheran.

fatto 31!
THE DAY AFTER
Workaholics di Francesco Nencini & Il lavoro immaginario di Edoardo Hahn
In mostra dal 08 al 20 Giugno 2009 presso
Polifemo | Fabbrica del Vapore | Via Procaccini 4 | 20154 Milano
Inaugurazione: Lunedì 8 Giugno 2009, dalle 18.30
Ingresso libero | orari: dal lunedì al sabato, dalle 13 alle 19
domenica e festivi chiuso| Informazioni: info@polifemo.org | 02.36521349

“Workaholics” di Francesco Nencini documenta la schiavitù di chi passa più tempo di fronte allo schermo di un computer che con la propria famiglia. Anime che ogni giorno ad ogni ora abitano più i loro uffici che le loro dimore e si travestono da Cavalieri del Lavoro per celebrare una cultura che li ha indottrinati sulla necessità di produrre per sopravvivere. La loro linfa vitale si sviluppa di fronte a quel monitor, tra quei fogli sulla scrivania. Sembra che la loro mente non riposi mai e che da quella sedia non si vogliano mai alzare. Finchè recessione non li separi.
In Africa ogni mattina un leone si sveglia e comincia a correre.
In Africa ogni mattina una gazzella si sveglia e comincia a correre.
In Africa non importa se sei leone o gazzella ma devi correre se vuoi entrare in bagno per primo. (Guido Penzo ©)
TESTIMONI
I due salgono in silenzio le scale tirate a lucido del palazzo di corso Como. Si fermano al terzo piano, davanti alla porta dell’appartamento numero 7. Il tipo che cercano è rientrato da poco.
"Mi aveva telefonato questo Marchi la mattina… saranno state le 9, circa. Mi ha detto di tenermi libero, che era per quel pomeriggio… Non mi ha neanche lasciato il tempo di parlare…di pensare. L’avevo conosciuto un paio di settimane prima, al bar… sapeva che avevo bisogno…"
Il più giovane dei due chiama l’ascensore e quando arriva al piano lo blocca mettendo un pezzo di nastro adesivo a coprire la fotocellula per non far chiudere le porte e bloccarlo al piano. L’altro si avvicina alla porta dell’appartamento, appoggia l’orecchio. Sente l’uomo camminare per casa. Poi sente scrosciare l'acqua. Sono le 17 e 30 di martedì 30 marzo.
"Cosa facevo martedì alle 5 e mezza? Non lo so… potevo essere in chiesa… al cinema…(da tua moglie, cornuto che non sei altro). Roberto Ruggeri?…E perché dovrei conoscerlo? Mai sentito nominare (quel pisciasotto di merda)… non mi potete arrestare per questo, perchè non conosco un pisciasotto di merda!"
I due fissano la porta, una maniglia di ottone e la serratura per la chiave, tutto molto semplice. La porta non è blindata, si può sfondare con un calcio.
"Non sapevo cosa fare…volevo dirgli che non ci stavo più… che non ne volevo più sapere di lui e della sua organizzazione… poi alle 12 è squillato il telefono, mi ha detto di vestirmi di scuro, niente che potesse farmi notare…ci dovevamo trovare vicino all’edicola di Largo La Foppa… che sarebbe andato tutto liscio come l’olio…volevo rinunciare, lo giuro, ma non mi ha dato il tempo...non pensavo che..."
Il tipo che vi abita è rientrato da qualche minuto. Non sa che qualcuno l’ha seguito da quando è uscito dall’ufficio fino a casa. Non sa che da una settimana due dell’organizzazione (un ragazzo e una ragazza, che sembrano due fidanzati, normali, come tanti, che si tengono per mano, che si vogliono bene…che sono sempre dietro di lui) hanno annotato tutti i suoi movimenti, i suoi orari, le sue abitudini.
"L’appuntamento era per le 5 vicino all’edicola…sono arrivato dieci minuti dopo, non sapevo cosa fare, volevo tirarmi indietro, speravo se ne fosse andato…il Marchi era lì che mi aspettava… Mi ha chiesto cosa era successo…gli ho detto che ho avuto problemi a trovare parcheggio. Ha sorriso, mi ha passato una rivista…dentro c’era la pistola. Poi siamo entrati in un bar. Io sono andato nel bagno…l’ho messa nella tasca del cappotto…non l’ho neanche guardata. Poi mi ha detto dove saremmo andati, che non sospettava, che non avrebbe reagito…Quando siamo usciti abbiamo preso la metrò, a Moscova... dovevo seguirlo, cinque metri dietro…gli ho ridato la rivista."
La porta non è blindata, ma dentro potrebbe esserci un catenaccio. In questo caso ci vorrà un secondo in più, e questo potrebbe bastare all’uomo per prendere il mitra e allora tutto potrebbe degenerare. Bisogna rischiare.
"Non sapevo che era armato…doveva essere una passeggiata. - Non preoccuparti - mi ha detto mentre salivamo le scale… poi ho visto che il Marchi prendeva la pistola in mano…che mi indicava l’ascensore, che dovevo bloccarlo… ho avuto paura… ho tirato fuori anch’io la pistola…"
Le 17 e 32. Un ultimo sguardo d’intesa. I due partono a catapulta, la porta si spalanca. All’interno, l’uomo istintivamente si getta fuori dalla doccia, nudo, verso la cucina dove sa di trovare un mitra. I due sono più veloci, gli sono addosso. Mentre il primo cerca d’immobilizzarlo piegandogli il braccio destro dietro la schiena, il secondo gli schiaffa davanti al naso la rivista La Torre di Guardia e gli urla
“Siamo Testimoni di Geova, le interessa un abbonamento?”.
di Guido Penzo

Una mia Battuta della settimana
"Ho capito che era molto ricco quando ho visto la foto della sua classe alle elementari. Era l'unico a colori in una foto in bianco e nero"
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EX VOTO (numero monografico su Marco Pannella del QS)
Standing ovation per Marco.
I sit-in di Pannella erano così famosi che rimanevano solo posti in piedi.
NON E' COLPA MIA
"Io assomiglio tantissimo a George Clooney.
E' lui che non mi assomiglia per niente" (Guido Penzo©)
LODO GALLIANI
"Le quattro più alte cariche dello Stato italiano non potranno essere indagate per la vendita dei calciatori del Milan"
La satira (internazionale) del giorno di festa.
DeciSionismi.
OBAMA: "SI AD UNO STATO PALESTINESE"
Per i palestinesi dobbiamo ancora decidere!
I lunedì al sole della satira...
Festa della Repubblica? Mai e poi mai!
Al massimo Berlusconi potrebbe partecipare alla festa della Gazzetta dello Sport.

Due mie Battute della settimana
"L'uomo è l'evoluzione della scimmia, anche se lei pensa il contrario"
"Non giudico mai dall'aspetto, ma dopo 10 minuti che aspetto dò un giudizio negativo"
Quando arriva a tempo, a luogo, a modo, allora taglia l’aria – e i panni di qualcuno – come un lampo. Di solito dura altrettanto: vive lo spazio dell’effetto che fa. Perché «la battuta si esaurisce in un attimo e andrebbe consumata lì al banco», confida Enrico Vaime, gran maestro di paradosso. Eppure a volte si deposita per sempre, strepitoso precipitato di piccola morale quotidiana e si fa aforisma, perla di umorismo e di saggezza, quasi una fenomenologia dello spirito, come certe cose di Flaiano e Longanesi (tipo, «coraggio, il meglio è passato» o «Non datemi consigli, so sbagliare da solo»), che non mostrano mai gli anni che hanno. La battuta come un lampo, a volte di genio. Come uno scarto improvviso dalle banalità che diciamo e che sentiamo dire: guizzo consolatorio e liberatorio – pura necessità in tempi malmostosi – di buonumore e cattiveria, di maldicenza e autoironia, di cinismo e sarcasmo. Uno sfogatoio che strappa il sorriso e non conta che si tratti di un contraddetto di Karl Kraus o della trovata del vicino di scrivania, di un frammento di Zelig Circus o dell’uscita del collega in pausa-pranzo. La battuta è l’illuminismo dell’umorismo, è intelligenza affilata, la ragione portata al paradosso: poteva non avere un’Enciclopedia, dove incrociare maestri del calembour e comici per un giorno, poeti in libertà e politici fuori dai denti come il Thomas Jefferson di «Tremo per il mio Paese, quando penso che Dio è giusto» (e chissà se Bush jr l’avrebbe capita)?
Dice Gene Gnocchi, inventore quotidiano di stralunate uscite sulla prima pagina della Gazzetta, che bisogna avere un’abilità da barman: «La battuta è un cocktail a sorpresa. Devi shakerare materiali che nessuno sospetta, associando, nel mio caso, sociale e sportivo: per esempio il ministro Brunetta con il Milan svogliato, l’anti-fannulloni con una batosta sul campo, fantasticando su “Berlusconi che vuole mettere i tornelli davanti allo spogliatoio rossonero”». O su Ibra che ringrazia il governo, perché gli ha garantito che respingerà l’odiato Balotelli in Libia. «Il più grande inventore di battute? Flaiano. Sono cresciuto sui suoi libri, non solo di aforismi. Lasciava il segno». Un segno sui tempi, se per descrivere l’Italia del boom gli bastavano dodici parole: «Il traffico ha reso impossibile l’adulterio nelle ore di punta». Un genio capace di far sedimentare le sue uscite sul costume degli italiani. «Ma oggi», continua Gene, «le notizie durano un giorno appena e non fai in tempo a lavorare su un filone. È tempo di battute fast-food, da consumare veloci per passare alla prossima. Mentre a me piacciono quelle a scoppio ritardato: un paio di secondi per capirle fino in fondo». Il tuono del testo che anticipa il lampo. «Sono affezionato alle battute lente ad arrivare come “il concorso ippico è andato male, perché il cavallo davanti all’ostacolo pretendeva di saltare fosbury” oppure “i gemelli siamesi litigavano di brutto e i genitori non riuscivano a separarli”». La battuta sorniona, fulminea a distanza, quella che reclama l’intelligenza paziente dell’interlocutore. In questo senso la battuta è l’antitesi della storiella comica. «Per forza, la barzelletta è rozza», attacca Vaime, «e meno nobile. Di solito ride di gusto chi la dice e poi quelli intorno per farlo contento. Le barzellette da noi le racconta Berlusconi. Magari serviranno anche quelle a vincere le elezioni, anzi ne sono sicuro, però la battuta è un’altra cosa. Sono proprio due scuole, due culture».
Un sms rispetto alla telefonata, il concentrato di fronte alla diluizione. «Un battutista deve avere orrore di sé, altrimenti non si salva, e certe volte deve saper rinunciare a quel che gli salta in testa. L’altro giorno, lavorando a una sceneggiatura, ho tirato fuori questo dialogo: “Io sono Carlo, ma mi chiamano stronzo”,“Chi ti vuole bene, ma gli altri?” All’inizio mi feceva ridere, poi l’ho riletta e l’ho buttata. Orrore di sé, appunto». Sul primato della battuta la pensano allo stesso modo anche Antonello Dose e Marco Presta, quelli de Il ruggito del coniglio: «La barzelletta è un surgelato. Di solito è vecchia di anni e riadattata. È il bignami della farsa. Va bene per chi è di bocca buona», fa Presta. Lasciando intendere che in fondo è bonaria, non fa male e sa di cumenda anni ’60, «mentre la battuta ha bisogno di di cattiveria. Cattiveria anche nei confronti di se stessi, perché bisogna soprattutto saper ridere di sé. Quando ti accorgi che la battuta è quella giusta? È come nell’innamoramento: hai un colpo di fulmine per la baggianata che hai appena detto». Sì, ma come nasce? «Di solito dalla lettura dei giornali », ride Dose, «che sono una fonte inesauribile di spunti. Anzi, spesso le battute sono già lì, in certe dichiarazioni, in certi proclami. E noi, in trasmissione, ci giochiamo a pallavolo: uno alza l’argomento e l’altro schiaccia con un paradosso, un calembour, avendo cura di evitare le banalità, il troppo facile, lo scontato». Chiude il collegamento Presta: «Oggi che gli spazi della comicità più corrosiva si sono ridotti perché i politici occupano tutto, pure il posto dei comici, la battuta fulminante resta ancora un’ottima forma di comunicazione umoristica. Specie alla radio, che è un’isola felice: fai una battuta cattiva ed è già volata via e chi poteva non gradirla non fa in tempo ad arrabbiarsi». O magari non l’ha capita.
Perché la battuta deve essere un po’ elitaria, giurano i battutisti, che spesso se la prendono proprio con chi non avrebbe strumenti per intenderla – lo schema d’antan suggerirebbe: barzelletta nazional-popolare di destra contro battuta radical-chic di sinistra con tanto di Berlusconi barzellettiere vs. D’Alema battutista –, questione esemplificata da un aforisma flaianesco senza data di scadenza: «Oggi il cretino è pieno di idee». Perché la battuta ha bisogno anche di spudorata presunzione e di una certa cinica superiorità, come dimostra quell’altra uscita di Flaiano – ed è la battuta preferita da Vaime e Presta – che, seduto da Rosati a Roma nei primi anni ’70, assieme ad amici registi e sceneggiatori del suo calibro, distratto da ragazzotti alle prime armi, ma sussiegosi e molto impegnati a dire e fare, se ne uscì con un «Guardateli, credono di essere noi». Senza pietà, come solo i fuoriclasse. Che proprio sul tema “cretini” han dato il meglio, tanto che battute come «Fin da Adamo i cretini sono stati maggioranza» oppure «l’amore consiste nell’essere cretini insieme», che potrebbero essere uscite da un monologo di Zelig, in realtà sono dei sommi poeti francesi Casimir Delavigne e Paul Valery. Perché la battuta detta al bar, su un palco o inchiostrata in qualche silloge o sceneggiatura, è genialmente trasversale, mischia alto e basso, ed è uno stato di grazia che può toccare al regista di nicchia, al comico tv, a chiunque. Per esempio, la battuta «Quando faccio l’amore, dopo un po’ mi sveglio» è di Woody Allen o di Rocco Barbaro? E quell’altra, «Lo schiavo si affeziona, l’impiegato no» è di Marcello Marchesi o di Maurizio Milani? (Soluzione quiz: Barbaro e Marchesi). «È innanzitutto questione di tempo comico: o ce l’hai o non ce l’hai», spiega Marco Santin, uno dei tre lati della Gialappa’s, che con le battute gioca ogni mattina alla radio (in Grazie per averci scelto): «La più bella battuta detta dieci secondi dopo non vale nulla e rischia pure l’autogol. Deve uscire al momento giusto, fulminante e quando è buona lo capisci subito perché ti regala uno strano piacere. I più grandi battutisti? Enrico Vaime, un maestro. E poi Walter Fontana, che è capace di farne a raffiche e di livello altissimo, come “Ma ti credi Dio? Beh no, ma a qualcuno dovrò pure ispirarmi”. Che è forse la mia preferita. Anche se la grande scuola della battuta, resta quella romana. C’è un cinismo quotidiano nei romani, tassista, negoziante, chiunque, che regala perle incredibili. Non parliamo poi di quando vai al cinema dove, nel silenzio di una scena, si alza la voce di uno spettatore capace di stenderti con un commento strepitoso». Come si diceva, questione di tempo e vis comici. Perché esercizio di stile («la gelosia è un abbaiare di cani che attira i ladri», Karl Kraus) o intemerata popolaresca, la battuta non è questione di lombi colti, solo di intelligenza e arguzia feroce. «Ma oggi che c’è fretta di tutto», spiega Santin, «e si danno il cambio un numero impressionante di trasmissioni comiche, alla radio e in tv, rischi di perdere qualcosa, preferendo la quantità alla qualità. Di perderne qualcuna di quelle da conservare». Magari per un’appendice enciclopedica. Ma non è il destino della battuta vivere giusto il tempo di una risata? Risponde Flaiano: «I capolavori oggi hanno i minuti contati».
Cesare Fiumi sul Magazine del Corriere della Sera.
NON TUTTE LE PAROLE SONO UGUALI, TRANNE "UGUALI".
"Ho comperato un piccolo monolocale, con un grande ballatoio per quando invito gli amici a ballare" (Guido Penzo©)
NON C'E' TEMPO DA PERDERE

Tutti hanno posto la questione morale. Berlusconi si è incazzato ed ha posto la questione umorale.
Non c’è tempo da perdere, non si può aspettare dopo le elezioni, Simona deve tornare a casa.
CHI SARA’ IL PROSSIMO GIUDICE?
Dopo Antonella Clerici, Ambra Angiolini, Noemi, Capitan America, il gran Mogol, Miguel Bosè, Lorella Cuccarini, Nicoletta Gandus, Carlo Verdone, Silvio Berlusconi, Victoria Cabello, Mara Carfagna, Gianni Rivera, Ponzio Pilato e Daria Bignardi, anche Vladimir Luxuria si candida alla sostituzione di Simona Ventura come terzo giudice per il nuovo format di Rai 2 “B Factor”. Se
NON C'E' TRE SENZA ERRE
Oggi sul BLOB DEI BLOG del "Magazine" del Corriere della Sera è riportata una mia "satira" via Inserto Satirico per il quale (e tale) mi onoro di collaborare.

SCOOP
"Anna Tatangelo aspetta un figlio da Gigi D'Alessio. La notizia è stata data alla coppia da un giornale di gossip." (Guido Penzo©)

Marchionne è un genio
OGGI E' IL GIORNO DELL'OFFERTA
Tre Fiat più un navigatore satellitare per una Opel, prendere o lasciare!
La Lega propone di portare il Superenalotto nel loro paese d'origine. (Guido Penzo©)
(sul Quotidiano della Satira)
VIVERE IN UN MONDO PERPENDICOLARE
Frasi sfatte senza ordine alfabetagammadeltatetico
(particolaree, per esempio)
Quando mi sveglio è sempre troppo tardi. Apprendo in ordine alfabetico senza fare caso al caso. Ogni giorno devo inventarmi una occupazione da quando mi sono inventato d'inventare occupazioni. Bisogna pur fare qualcosa quando si è terminato di sfondare porte aperte. L'altro giorno, per fare un esempio. Se poi avanza del tempo...e pensare che c'è chi, in un quinto mondo, non ha tempo da vivere. Dicevo, per esempio. Tutta la notte in piedi a rincorrere i pensieri che non ti lasciano dormire. Neanche chi abita i sogni se lo sogna. Inventare un'occupazione mi tiene occupato punto Se hai tutti gli elementi a disposizione non è difficile virgola aria virgola per le cose campate virgola fuoco se non sai dove gettar la paglia virgola terra virgola per fare un esempio punto Maiuscola L apostrofo ultima occupazione che mi teneva occupata la mente virgola non mento virgola era digitare sulla tastiera digitale scrivendo senza e senza Maiuscola A desso per esempio sto pensando di comunicare col pensiero una domanda: se leggi razziali, cosa ho scritto?
A monte, è una fatica. Salire passo dopo passo per arrivare all'incipit col sudore che ti scende dai piedi alla testa. Forse dall'altra parte dell'emisfero è diverso. Nel mondo perpendicolare quando si va a capo c'è sempre la fila. C'è solo un capo per tante cose. Bisogna prendere sempre un numero e saperlo fare bene. C'è chi balla, chi bolle, chi brilla e chi prova a saltare la fila a piedi pari mentre i dispari si cercano per accoppiarsi. Tutto ha un senso, ma c'è sempre chi cerca di nasconderlo agli occhi dei più, per esempio. Anche nel mondo perpendicolare ci si muove con i mezzi mentre gli altri mezzi aspettano a casa. Mezzi in senso perpendicolare, artificalmente naturalmente. Al mare è meglio. Ci sono una marea di cose da fare. Il bagnasciuga è sempre ricoperto da barattoli della marmellata ripieni di dita, giornali datati, stringhe di scarpe, fazzoletti per allodole con ricami fatti a man mano, morti dentro salvagenti bucati, gatti delle nevi sciolte, ombrelloni rotti dopo piovoni devantistanti. Non è chiaro dove finisce il bagno e dove inizia l'asciuga. Sarà scuro !

(Aspettate il rosso, prima o poi esce, per il calcolo del probabilmente)

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